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La tradizione dei presepi meccanici di Pallerone risale ai primi anni '30, ma probabilmente qualche modesta realizzazione, di cui comunque non è rimasto traccia, fu intrapresa anche in anni precedenti.
Il primo vero presepe meccanico, che già recava in sé la filosofia tecnica e rievocativa del complesso attuale, venne esposto per la prima volta durante le feste natalizie del 1935, nella navata laterale della chiesa, presso l'altare del Sacro Cuore.
Era un presepe molto semplice, con pochi e rudimentali movimenti, costruito adoperando semplici materiali di recupero quali: due ruote di bicicletta, un motore di ventilatore, una bacinella metallica, qualche corda, un semplice nastro per pochi personaggi animati nel solo avanzamento orizzontale ed una modesta riproduzione in legno di un paese.
Inoltre un circuito idraulico permetteva all'acqua di gettarsi in un minuscolo lago attraverso una cascata.
L'anno seguente fu ingrandito e spostato oltre la balaustra dell'altare del Sacro Cuore mentre, per la prima volta, apparve quella che diventerà una delle caratteristiche più belle e suggestive dei presepi meccanici di Pallerone: la variazione della luminosità artificiale di scena a seconda delle parti del giorno (giorno - tramonto - notte - alba - giorno), grazie ad un ingegnoso e rudimentale sistema costituito da un cilindro di materiale isolante ripieno di acqua acidulata, con un peso mobile che si immergeva lentamente fino ad avvicinarsi ad un contatto posto sul fondo, permettendo un maggiore o minore passaggio di energia elettrica che variava così l'intensità luminosa delle lampadine.
Il sistema presentava alcuni difetti, non ultimo quello di uno scarso isolamento complessivo (la corrente elettrica si avvertiva ovunque), ma garantì un funzionamento sufficiente.
Il movimento veniva comandato a richiesta dai visitatori, attraverso un meccanismo attivato con l'introduzione di una monetina da pochi centesimi anche se, molto spesso, venivano introdotti corpi estranei, come rondelle, bottoni e simili; di qui la necessità di modificare l'apparecchiatura con un sistema più fine e con meno possibilità di manomissione.
Si tentò inoltre, con molta fatica, di consentire alla luna un movimento nella volta celeste.
Nel 1937 il presepe venne allestito, per la prima volta, nel seicentesco "Salone delle Feste" del Castello Malaspina. Il volgere luminoso della giornata fu ottenuto variando l'intensità luminosa con una serie di resistenze; inoltre, per rafforzare l'effetto complessivo vennero utilizzati alcuni tendaggi blu; si attivò infine un sistema automatico per consentire l'accompagnamento musicale, grazie ad un giradischi con accensione sincronizzata alla rappresentazione.
Nel 1938 si tornò nella chiesa parrocchiale, presso il Fonte Battesimale. La caratteristica tecnica più innovativa fu l'utilizzo delle catene di trasmissione per il movimento orizzontale dei personaggi, superando così l'uso dei nastri e acquistando la possibilità di attuare dei percorsi più articolati e tortuosi.
Finalmente, nel 1939, si decise di allestire una struttura permanente che evitasse l'onere del montaggio e dello smontaggio annuale delle apparecchiature.
La scelta cadde sopra il grande locale adibito a cucina, di proprietà di Lida Marini, già lavanderia e cucina della parte cinquecentesca del castello marchionale, sotto la canonica ed adiacente alla chiesa.
Si costituì un Comitato, non ufficiale, che avrebbe sovrinteso alla costruzione del nuovo presepe permanente, composto dal geometra Marino Baldassini, che ne era l'ideatore e l'animatore, Lino Cini, Giuseppe Ferrari, Ernesto Zambani, Enea Buiani, Almo Ginesi, Luigi Binotti, Ugo Lattuada, Rinaldo Rinaldi, Orlando Fregosi, Icilio Fiorentini, Idalgo Ferrari e Cesare Vasoli che con i suoi ricordi personali, ha dato la possibilità di tracciare questi appunti.
Tutto il paese contribuì ala realizzazione del nuovo presepe con offerte e manodopera gratuita mentre l'impresa di Pasquale Baldassini si incaricò di ricostruire la cucina della Marini.
L'opera si presentava con una "bocca" di soli tre metri, raffigurante una grotta ricostruita in cartapesta con alcuni blocchi di vero tufo. Per l'occasione i costruttori progettarono numerose scene con molti personaggi, alcuni dei quali con movimenti suggestivi, ed una luna che appariva e scompariva in una apposita fessura nella volta celeste. Un ingegnoso variatore elettrico, con telaio in legno, "teleruttore" a mercurio e meccanismo a tamburo, antesignano dei moderni programmatori, comandava gli inserimenti e i disinserimenti dei personaggi e dei motori.
Il tutto è ancora visibile e conservato nella sala d'attesa del presepe attuale.
Fu inoltre dato incarico ad uno scultore di eseguire quattro personaggi in gesso per la prima fila, non animati e con l'altezza di circa un metro, con il compito di movimentare l'insieme ed aumentare l'effetto prospettico, mentre il pittore Tiziano Triani di Pontremoli fu incaricato di dipingere le pareti laterali e la volta celeste. Giuseppe Ferrari si incaricò di realizzare in terracotta i personaggi più piccoli. Gli abiti di questi ultimi e delle più complesse figure in movimento furono realizzati dalle giovani del paese.
Il nuovo presepe richiamò a Pallerone numerosissimi visitatori del circondario, consolidando così la fama di abilissimi costruttori che i componenti del comitato si erano già guadagnati nelle precedenti realizzazioni non permanenti.
Anche in questo caso il presepe poteva essere attivato autonomamente da gruppi di visitatori, attraverso un gettone realizzato in proprio, che poteva essere acquistato nei bar locali; in seguito si preferì ritornare alla più sicura presenza di un incaricato.
Il presepe permanente funzionò probabilmente fino al 1942-43, poi il tragico evolvere degli avvenimenti ebbe la meglio. Inoltre durante il conflitto mondiale si dovettero registrare alcuni spiacevoli episodi a carico di alcuni militari di passaggio che infierirono sulla struttura, distruggendo personaggi e statuette (si parlò allora degli alpini della ricostruita Divisione Monte Rosa, della Repubblica Sociale Italiana).
Nel dopoguerra si riprese l'attività e mentre Marino Baldassini si allontanò temporaneamente da Pallerone per motivi di lavoro, il coordinamento di miglioria e manutenzione venne affidato a Cesare Vasoli coadiuvato da Luigino Ginesi ed in seguito da Francesco Peri.
Negli anni '50 si continuò a modificare e migliorare l'insieme, con l'aggiunta di nuove scene movimentate quali: l'apparizione degli angeli (mai attuata fino ad allora), la stalla con il mungitore e la mucca che muove la coda, il contadino che inforca il fieno, la Madonna che scopre il velo al Bambino, il pescatore con il bambino che scuote la testa all'apparire della rete senza pesci ed altre. Animazioni che ancora oggi vengono spesso ricordate da chi, allora ragazzo, ne restò profondamente suggestionato.
Il tutto venne realizzato proseguendo nella collaudata filosofia costruttiva che utilizzava economici pezzi di recupero dalle più incredibili e svariate provenienze, fra cui la pompa di un vecchio camion "BRL" utilizzata per il circuito idraulico della cascata, vecchie valvole elettriche tipo "Signorini" di recupero "CIELI" ed altro ancora.
Il grande successo del primo presepe permanente di Pallerone invogliò alcuni cittadini di Aulla a tentarne una replica, nel capoluogo, che ebbe vita effimera.
© 2007 - Il Presepe artistico di Pallerone